Stop agli omicidi del profitto! Blocchiamo per un giorno ogni attività. Fermiamo la mano assassina del capitale. Organizziamoci nei posti di lavoro in comitati autonomi operai con funzioni ispettive. Lotta, non lutto, di classe!
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I nostri militari formano ormai il nucleo principale della forza Onu, che comandano, e hanno per compito quello di contrastare tanto Israele quanto Hezbollah (Manlio Dinucci)
Prima di passare le consegne al nuovo ministro della difesa Ignazio La Russa, Arturo Parisi si è recato in Libano il 22 aprile per esprimere al contingente italiano dell'Unifil «la stima e l'orgoglio del paese per il contributo offerto per la pace e la stabilità in una terra, il Libano, molto simile per cultura e tradizioni all'Italia». Ora però quella terra rischia di franare sotto i piedi del contingente italiano. Eppure l'esperienza avrebbe dovuto insegnare qualcosa.
L'Unifil, la Forza ad interim delle Nazioni unite in Libano, fu costituita il 19 marzo 1978 dopo l'occupazione israeliana del Libano meridionale, in base alle risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di sicurezza che le conferivano il mandato di «confermare il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, ristabilire la pace e sicurezza internazionali, assistere il governo del Libano ad assicurare il ritorno della sua effettiva autorità nell'area».
Israele ritirò le sue forze ma, nel giugno 1982, invase di nuovo il Libano. L'Unifil rimase per tre anni intrappolata dietro le linee israeliane, finché Israele non effettuò un parziale ritiro occupando la parte meridionale del paese. Da allora l'Unifil, composta da 2000 a 4500 soldati e osservatori di 8 paesi tra cui l'Italia, a seconda dei periodi, rimase lì in attesa del «ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano».
Esso avvenne nel maggio 2000. Successivamente, però, «lo spiegamento dell'Unifil e delle truppe libanesi nelle aree lasciate libere» si arrestò, a causa delle «numerose violazioni» da parte delle forze israeliane le cui pattuglie attraversavano spesso la linea del ritiro. Quando Israele di nuovo attaccò e invase il Libano nel 2006, la sua aviazione distrusse il 26 luglio un edificio dell'Unifil, uccidendo 4 osservatori disarmati, nonostante che il comandante della forza Onu fosse rimasto in continuo contatto con gli ufficiali israeliani, sollecitandoli a proteggere dal fuoco questa postazione. Altre postazioni Unifil furono colpite dalle forze israeliane nei giorni seguenti. I morti in missione, nella storia dell'Unifil, salirono così a oltre 300.
Su questo sfondo si colloca la risoluzione 1701 dell'11 agosto 2006, con la quale il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha autorizzato l'aumento dell'Unifil a un massimo di 15mila uomini. Un'operazione promossa da Washington, non a caso dopo il fallimento del tentativo israeliano di invadere il Libano e spazzare via gli Hezbollah.
A questa operazione ha dato il suo entusiastico sostegno il governo Prodi: l'Italia si è addossata il peso maggiore non solo in termini di uomini, ma anche di responsabilità politica, avendo assunto il comando dell'Unifil. Durante la visita in Libano nel maggio 2007, il presidente della Camera Fausto Bertinotti affermò che «i politici, prima di parlare di questa realtà, dovrebbero venire ad ascoltare i militari, capaci di parlare di pace e comprendere la situazione». Tutto chiaro dunque, tutto sotto controllo. Si è così ignorata la complessità della situazione.
La risoluzione 1701 dell'11 agosto 2006, con la quale il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il potenziamento dell'Unifil, fa riferimento alla 425 (dell'ormai lontano 1978), la quale chiedeva che «Israele cessi immediatamente la sua azione militare contro l'integrità territoriale libanese». Questo è il primo mandato che la nuova Unifil dovrebbe far osservare.
Il secondo, quello di assistere il governo libanese per realizzare «il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano», dipende dalla realizzazione del primo: non si può pensare di disarmare la milizia Hezbollah, principale forza della resistenza all'aggressione israeliana, se Israele continua a minacciare il Libano. Se Israele si fosse attenuto alla risoluzione 425 del 1978, con tutta probabilità non si sarebbe neppure formato l'Hezbollah, movimento nato non a caso dopo l'invasione israeliana del Libano nel 1982.
(il manifesto, 10.5.08)
